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Comunità terapeutiche: “Riavviare il Fondo nazionale sulle tossicodipendenze” (da "Redattore Sociale", 20/06/2013)

La proposta verrà lanciata domani da Comunitalia nel corso di una
conferenza stampa presso la Sala stampa estera. Tra le richieste al
governo anche rette più uniformi, un tavolo interregionale permanente e
budget adeguati


20 giugno 2013


ROMA – “Il governo riavvii il Fondo nazionale sulle tossicodipendenze”, l’appello lanciato
da Giovanni Pieretti, presidente di Comunitalia, verrà formalizzato durante la conferenza
stampa che si terrà domani mattina presso la sede della Stampa estera a Roma. Attivo
fino al 2000, il fondo è stato inglobato in quello per le politiche sociali, con l’arrivo della
legge 328, ma secondo Pieretti, da allora qualcosa è cambiato. “Non sparo sulla 328 che
è una delle leggi più belle che l’Itala abbia mai fatto – ha aggiunto Pieretti -. Il legislatore
aveva delle buone intenzioni, ma di fatto ha causato la chiusura del fondo. L’idea che lo
Stato abbia un po’ rinunciato a questo, e nel 2000 non c’era la crisi economica, mi
sembra grave perché le comunità potrebbero attuare dei buoni progetti preventivi”.
Tra le richieste avanzate da Comunitalia, oltre all’adeguamento delle rette su tutto il
territorio nazionale “sulla base delle reali necessità in relazione ai criteri minimi di
accreditamento ed alle specificità dei diversi servizi” (vedi lancio precedente), anche
quella di istituire un tavolo di confronto interregionale permanente, con la partecipazione
del Dipartimento per le Politiche antidroga, “per superare le diversità di applicazione
dell’accordo Stato Regioni e dell’Atto di Intesa, con particolare riferimento ai criteri di
accreditamento ed autorizzazione al funzionamento, a garanzia dell’uniformità dei Lea su
tutto il territorio nazionale”. Infine, per Comunitalia è necessario “garantire in ogni
Regione le risorse necessarie al mantenimento del sistema si cura e riabilitazione
(pubblico e privato), calcolato in almeno l’1,5% del budget assegnato dalle Regioni alla
Sanità Regionale”.
Secondo Comunitalia, infatti, in ogni regione italiana è in atto “una riduzione generale del
volume massimo di prestazioni erogabili previste negli accordi contrattuali con il privato
accreditato, ma tale riduzione, per le Comunità Terapeutiche che già da sempre
lavorano sotto soglia minima, incide pesantemente sul sistema, sia in termini di
sostenibilità, sia, purtroppo, di qualità del servizio reso, con ogni immaginabile
conseguenza nei confronti del cittadino”. Una “inadeguatezza” di risorse che rischia di
determinare costi sociali “altissimi”, che potrebbero essere evitati attraverso “una
programmazione ancorata alla certezza di risorse sufficienti”. (ga)

 

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