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Il Progetto Comunitalia

Intro

Introduzione

 

Questo elaborato si propone di descrivere Comunitalia, un progetto innovativo che coinvolge, grazie
ai suoi ambiziosi obiettivi, l’intero panorama delle Comunità Terapeutiche italiane.
Nel primo capitolo parleremo della paternità del Progetto Comunitalia, che nasce in seno al
Dipartimento per le Politiche Antidroga a seguito della V Conferenza nazionale per le Politiche Antidroga
del 2009.
Successivamente tratteremo nel dettaglio dell’ente affidatario del progetto, ovvero l’associazione
Comunitalia CT, che contiene in sé le più variegate esperienze nel settore delle tossicodipendenze
grazie alle Reti di associati che coinvolge.
Il progetto Comunitalia si dota di un’organizzazione propria per il perseguimento dei suoi fini, che
condivide con l’associazione e che mira a raggiungere attraverso il dispiegamento di più gruppi tecnici.
Il capitolo terzo è completamente dedicato alla descrizione del lavoro svolto dai gruppi e ai risultati da
loro raggiunti, i quali permettono il rinnovo della fiducia nei confronti del progetto da parte del DPA e,
soprattutto, la sempre più ampia condivisione di metodologie e fini da parte del sistema delle Comunità
italiane.

 

1. Dipartimento Politiche Antidroga

 

Capitolo 1
Dipartimento per le Politiche Antidroga

In questo capitolo ci occuperemo di descrivere brevemente i caratteri essenziali e i campi di attività
del Dipartimento per le Politiche Antidroga con particolare riferimento alla V Conferenza Nazionale sulle
Politiche Antidroga.

 

 

1.1 Istituzione e compiti

Il requisito fondamentale per lo sviluppo di efficaci politiche antidroga, ribadito sia a livello internazionale
che dai soggetti operanti in questo campo, è la completa sinergia di tutti gli organi coinvolti, ovvero
di amministrazioni centrali, regionali e di servizi pubblici e privati. Si è ritenuto pertanto necessario
demandare questa funzione di coordinamento ed indirizzo delle azioni di governo atte a contrastare il
diffondersi delle tossicodipendenze ad un’apposita struttura di missione denominata “Dipartimento per
le Politiche Antidroga” (DPA), istituita con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 giugno
2008 e organizzata con successivo decreto del 23 gennaio 2009, al fine di fornire il necessario supporto
organizzativo al Presidente del Consiglio dei Ministri o al sottosegretario delegato, nell’esercizio delle
funzioni in materia.
Oltre a questa principale funzione, il DPA provvede anche a favorire la collaborazione tra le
amministrazioni pubbliche, le associazioni e i centri che si occupano della prevenzione, della cura,
della riabilitazione e del reinserimento socio-lavorativo dei tossicodipendenti attraverso il costante
aggiornamento delle metodologie di raccolta, elaborazione, valutazione e trasferimento verso l’esterno
delle informazioni a questo riguardo. In coerenza con le direttive europee in materia, il DPA cura la
definizione ed il monitoraggio del Piano Nazionale Antidroga (PAN) concertando, allo stesso tempo,
strategie e metodologie di intervento con Regioni, Province Autonome e privato sociale. Provvede
inoltre allo svolgimento delle attività di informazione e comunicazione istituzionale del governo in
materia di politiche antidroga e si occupa di evidenziare i rischi e le possibili conseguenze rilevanti per la
salute della popolazione che possono derivare dalla circolazione di sostanze psicotrope e stupefacenti,
mediante il controllo dell’andamento del fenomeno e l’utilizzo di sistemi di allerta precoce. Cura poi
la promozione, il finanziamento e il coordinamento delle attività di studio, ricerca e prevenzione nel
campo dell’incidentalità stradale e lavorativa derivante dall’uso di droga.
Infine il Dipartimento assicura la presenza del governo negli organismi comunitari e internazionali
competenti gestendo le relazioni con gli altri paesi e il coordinamento tecnico-operativo nei temi di
interesse delle eventuali rappresentanze delle varie amministrazioni nazionali.

 

 

1.2 Organismi del DPA

Il DPA è composto da una molteplicità di organi, ognuno dei quali adempie a specifiche funzioni.
L’organo di governo del Dipartimento è il Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione
a cui sono state delegate, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 13 dicembre 2011,
le funzioni di indirizzo politico-amministrativo in materia di contrasto alla droga oltre che di nomina dei
rappresentanti italiani in seno agli organismi internazionali, dei componenti del Comitato Scientifico e
della Consulta degli esperti e degli operatori (v.infra).
Il Capo o responsabile del Dipartimento, che viene nominato con Decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri, ha invece il compito di curare l’organizzazione ed il funzionamento del DPA rispondendo
delle sue attività e dei risultati raggiunti in relazione agli obiettivi fissati dal Ministro. Coordina inoltre
le relazioni tra gli Uffici ed è responsabile dell’organizzazione e del funzionamento dell’Osservatorio
Permanente sulle Droghe e sulle Tossicodipendenze (v.infra). Egli è affiancato da una Segreteria che
svolge attività di archiviazione e protocollo, gestione e supporto nella comunicazione istituzionale e
nell’informazione rivolta a terzi riguardo agli interventi del Dipartimento in materia di politiche antidroga.
Il DPA si articola in due Uffici a loro volta suddivisi in due Servizi.
L’Ufficio I è denominato “Ufficio tecnico-scientifico” ed espleta funzioni di studio, definizione,
approfondimento e gestione degli aspetti tecnico-scientifici sulle tossicodipendenze. Si suddivide
in due Servizi: Servizio I e Servizio II. Il Servizio I provvede alla definizione, al monitoraggio e alla
valutazione del Piano di Azione Nazionale antidroga e degli altri progetti nazionali nonché alla gestione
e al coordinamento della Conferenza Nazionale sulle Tossicodipendenze, del Comitato Scientifico, della
Consulta degli esperti e degli operatori sociali e dei rapporti con la rete dei centri convenzionati sulla
base dei progetti finanziati dal DPA nel campo delle tossicodipendenze. Infine assicura la presenza del
Governo italiano negli organismi europei e internazionali competenti in materia di droga, gestendo il
flusso delle informazioni in entrata e in uscita e provvedendo alla stesura, traduzione, divulgazione e
aggiornamento della documentazione proveniente dagli Organismi Internazionali, dall’Unione Europea
e dal Consiglio d’Europa.
Il Servizio II provvede invece alla raccolta, al coordinamento e all’elaborazione dei dati statisticoepidemiologici,
farmacologico-clinici e psicosociali sul consumo, l’abuso, lo spaccio ed il traffico
di sostanze stupefacenti e psicotrope. Cura inoltre la stesura della reportistica istituzionale quale,
ad esempio, la Relazione annuale al Parlamento o gli altri rapporti alle istituzioni internazionali e
comunitarie ed infine prepara le linee di indirizzo aggiornate e scientificamente orientate nell’ambito
della prevenzione, della cura, della riabilitazione e dell’organizzazione di sistemi e metodi innovativi per
la lotta alla droga.
L’Ufficio II, denominato “Ufficio Amministrativo - contabile”, si occupa degli affari generali e del
personale, cura la programmazione di bilancio e la gestione contabile del Dipartimento.
Come l’Ufficio I anche questo si articola in due Servizi: Servizio I e Servizio II. Il Servizio I provvede
alla gestione amministrativa del personale e cura i rapporti con il Dipartimento per le politiche di
gestione e sviluppo delle risorse umane e strumentali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il
Servizio II invece collabora alla definizione della programmazione del Dipartimento verificandone la
fattibilità amministrativo-contabile e coordina le attività di gestione di bilancio del Dipartimento curando
le relazioni con l’Ufficio di Bilancio e Ragioneria della Presidenza del Consiglio dei Ministri.


organigramma dipartimento politiche antidroga


Un ulteriore organismo del Dipartimento è la Consulta Nazionale che rappresenta il punto d’incontro
di operatori e organizzazioni del settore e amministrazioni pubbliche per la concertazione e la programmazione
delle strategie di intervento nell’ambito della lotta alle tossicodipendenze.

Il Comitato Scientifico è invece un organo indipendente e terzo, diretto e convocato dal DPA, che ha il
compito di fornire indicazioni e pareri con valenza consultiva e propositiva al fine di orientare le politiche
governative e strutturare piani d’intervento.
Nell’ambito del Dipartimento opera infine l’Osservatorio Permanente italiano sulle droghe e sulle
tossicodipendenze previsto dall’art. 7 del DPR 309/90, che cura la raccolta, l’elaborazione e l’interpretazione
dei dati statistico-epidemiologici, farmacologico-clinici, psicosociali e di documentazione su consumo,
abuso, spaccio e traffico di sostanze stupefacenti e psicotrope.

 

 

1.3 V Conferenza Nazionale sulle Politiche Antidroga

Ai sensi dell’art. 1 comma 15 del DPR 309/90: “Ogni tre anni, il Presidente del Consiglio dei Ministri, nella
sua qualità di Presidente del Comitato nazionale di coordinamento per l’azione antidroga, convoca una
Conferenza Nazionale sui problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope
alla quale invita i soggetti pubblici e privati che esplicano le loro attività nel campo della prevenzione e
della cura della tossicodipendenza. Le conclusioni di tale conferenza sono comunicate al Parlamento
anche al fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall’esperienza
lavorativa”.
La Conferenza Nazionale, organizzata dal DPA, si propone quindi di coinvolgere tutti gli attori del
pubblico e del privato sociale operanti nel settore delle tossicodipendenze al fine di migliorare le
politiche antidroga. L’ultima in ordine di tempo si è svolta a Trieste tra il 12 e il 14 marzo 2009 e vi
hanno partecipato oltre 1400 operatori provenienti da ogni realtà pubblica o privata in materia, i quali
hanno avuto la possibilità di esprimere il proprio parere e di confrontarsi con metodologie d’intervento
diverse dalle proprie. Ciò che emerge con forza dalla Conferenza sono le conseguenze della Riforma
del Titolo V della Costituzione (Legge 3/2001) che ha comportato il passaggio della potestà legislativa
e regolamentare in materia di droga alle Regioni e Province Autonome col risultato di creare una
vastissima frammentazione dei vari modelli di intervento e organizzativi che hanno fatto diventare l’Italia
unico esempio in Europa di differenziazione delle politiche a livello regionale.
Questo sistema ha delle ricadute anche sulle rette delle Comunità Terapeutiche che risultano, a parità
di prestazioni erogate, estremamente difformi da Regione a Regione e scarsamente correlate con i
criteri di accreditamento, peraltro anch’essi non omogenei.
Tutto questo non fa altro che implementare la già difficile situazione economica delle Comunità
Terapeutiche causata dal grave ritardo nei pagamenti delle rette da parte delle Regioni e delle
Province Autonome in difficoltà nel ricostruire i propri bilanci e i cui Fondi Sanitari, non avendo vincolo
di destinazione al perseguimento delle politiche per la tossicodipendenza, vengono impiegati in
altre attività: il DPA stima che il volume del credito complessivo delle Comunità nei confronti delle
amministrazioni pubbliche sia di circa 26 milioni di euro (questo dato si riferisce alle rette e ai progetti
per i quali era stata presentata richiesta di pagamento da almeno 60 giorni e degli importi in riferimento
al quadriennio 2005-2008).
Emerge quindi il bisogno di definire una “Politica Antidroga Nazionale” (PAN), in coerenza con le
direttive europee, attraverso un Piano d’Azione 2009/2012 concertato tra tre attori fondamentali:
amministrazioni centrali, Regioni e Province Autonome, Servizi pubblici e privati nel settore delle
tossicodipendenze. Al PAN sono poi affiancati dei “programmi regionali” personalizzati sui bisogni e
sulle caratteristiche delle singole Regioni e Province Autonome, che devono essere coerenti con le
strategie del Piano Nazionale, mantenendo una certa omogeneità nell’organizzazione dei servizi.
Il mercato della droga, infatti, non ha confini nazionali né tantomeno regionali: non attuare una politica
condivisa vorrebbe dire permettere il suo perdurare.
Il DPA si impegna nel contrasto alle droghe anche attraverso numerosi progetti (49 nel 2009 a cui se ne
sono aggiunti 31 nel 2011), ognuno dei quali è strumento di una diversa area d’intervento sul problema.
Il 51% dei finanziamenti stanziati dal DPA nel 2011 vanno ai progetti che si occupano di prevenzione
delle tossicodipendenze, il 24% a quelli riguardanti l’epidemiologia e la valutazione e a seguire tutte le
altre aree di intervento (attività internazionali, prevenzione delle patologie correlate, sistema di allerta
e innovazione tecnologica, ricerca, programmazione e organizzazione, reinserimento, trattamento e
supporto dei Ser.T e delle Comunità ed infine formazione e aggiornamento).

 

2. Progetto Comunitalia

 

Capitolo 2
Progetto Comunitalia

 

In questo capitolo descriveremo nel dettaglio il Progetto Comunitalia delineandone obiettivi, struttura,
funzionamento e risultati finora ottenuti.

 

 

1.1 Istituzione e finalità

In riferimento alle criticità emerse nella V Conferenza Nazionale sulle Politiche Antidroga, il DPA

ha elaborato un progetto che rientra nell’area di intervento di trattamento e supporto ai Ser.T e alle
Comunità: il Progetto Comunitalia.
Lo scopo principale del progetto è favorire uno spirito aggregativo attraverso l’attivazione di un
coordinamento tecnico nazionale al fine di adottare criteri più equi nell’erogazione delle rette delle
comunità a parità di prestazioni erogate sul territorio nazionale. Ci si prefigge poi la definizione di criteri
comuni di accreditamento degli enti del privato sociale tentando di risolvere le problematiche nella
gestione amministrativa in cui essi incorrono ed infine la creazione di un sistema permanente di raccolta
e controllo del flusso dati di natura economico-finanziaria delle Comunità Terapeutiche.

 

 

1.2 Associazione Comunitalia CT

L’ente affidatario del progetto è l’associazione Comunitalia CT, nata il 23 giugno 2009, che s’ispira
a principi di carattere solidaristico e democratico e che ha come scopo la promozione di qualsiasi
attività utile al progresso degli enti del privato sociale per le tossicodipendenze sotto l’aspetto tecnico,
scientifico, economico, sociale e a tutelarne gli interessi.
L’associazione è formata dalle principali reti di Comunità Terapeutiche presenti sul territorio nazionale,
nello specifico: Associazione Cura Dipendenze Patologiche (A.Cu.Di.Pa), Associazione Saman,
Comunità Terapeutica Casa dei Giovani Onlus, Centro Italiano di Solidarietà (C.E.I.S), Coordinamento
Enti Ausiliari Regione Lazio (C.E.A.R.L. Onlus) e Regione Toscana (C.E.A.R.T. Onlus), Coordinamento
Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), Dianova Onlus, Federazione Italiana Comunità Terapeutiche
(FICT) ed infine, Fondazione Exodus Onlus.
Nel 2012 sono state ammesse come socie dell’associazione anche la Comunità di San Patrignano
Libera Associazione Onlus e le Comunità san Giovanni XXIII e Fondazione don Enzo Boschetti -
Comunità Casa del Giovane Onlus, andando così a completare il panorama nazionale delle CT.
Vediamo quindi come Comunitalia CT accolga in sé diversi punti di vista e metodologie riguardo
al fenomeno delle tossicodipendenze, senza alcuna discriminazione, rimanendo sempre aperta
all’acquisizione di nuovi soci che rispondano ai requisiti richiesti, ovvero che siano organizzazioni,
federazioni e consorzi o coordinamenti regionali di enti ausiliari accreditati o autorizzati al funzionamento,
con sede legale in Italia.
L’insieme dei soci costituisce l’Assemblea Generale che viene convocata dal Presidente almeno una
volta all’anno entro il 30 giugno per l’approvazione del bilancio e/o rendiconto ed ogniqualvolta egli lo
ritenga necessario, o sia richiesto dal Consiglio o da almeno un quarto degli aventi diritto. L’assemblea
ha il compito di fissare le direttive per le attività dell’associazione, approvare il bilancio consuntivo e
le proposte avanzate dal Consiglio, tra cui la misura dei contributi annuali a carico dei soci. Provvede
inoltre ad eleggere il Presidente dell’associazione che può essere scelto anche tra personalità esterne
ai soci ma che deve possedere una riconosciuta esperienza nel settore delle tossicodipendenze, e
a nominare il Collegio dei Revisori dei Conti e il Collegio dei Probiviri. Infine elegge i membri del
Consiglio, a cui non è dovuto alcun compenso ed il cui numero varia da 5 a 9, inclusi il Presidente
dell’associazione che ne fa parte per diritto e un componente senza diritto di voto indicato dal DPA e
scelto tra le figure apicali dello stesso organismo.
Il Consiglio è convocato ogniqualvolta sia ritenuto necessario dal Presidente o da due dei suoi membri
e provvede a quanto necessario per il raggiungimento dei fini dell’associazione affidando ai suoi
componenti, a persone esterne o al Segretario, progetti e proposte deliberandone e verificandone i
costi.
Infine provvede alla nomina del Segretario, di cui determina il compenso, e del Tesoriere che ha il
compito di curare la gestione amministrativa e la contabilità dell’associazione oltre che di presentare il
bilancio consuntivo e preventivo. Quest’ultimo organo, nell’esercizio delle sue funzioni, può avvalersi di
collaboratori a titolo volontario e non.
Ulteriore mezzo dell’associazione è il Collegio dei Sindaci Revisori, composto da tre membri effettivi
anche non aderenti all’associazione e da due supplenti, che provvede alla nomina al suo interno del
Presidente. Il Collegio esamina il bilancio preventivo ed il conto consuntivo ed esprime il proprio motivato
parere su questioni relative alla gestione contabile -finanziaria dell’associazione.
Infine abbiamo il Collegio dei Probiviri formato da tre membri, anche non soci, che giudicano pro
bono et aequo senza formalità di procedura ed entro il termine di tre giorni, gli elementi riguardanti
controversie tra i soci e tra questi ultimi e l’associazione.
Tutti gli organismi di Comunitalia CT rimangono in carica tre anni con la possibilità di essere rieletti.

 

 

1.3 Organizzazione del progetto

Il progetto è diretto dal Dipartimento per le Politiche Antidroga che si avvale, come organi di staff, di
un’unità di Project Management che gestisce e controlla il regolare sviluppo del progetto, di un Nucleo
di Valutazione che coadiuva il DPA nelle varie attività di valutazione e di revisione finanziaria mediante
personale esplicitamente dedicato a questa funzione e che potrà recarsi “on site” nelle sedi delle unità
operative per verificare la reale attuazione dei programmi di lavoro, e di un gruppo di Coordinamento
Tecnico-Scientifico.
Quest’ultimo è presieduto dal Capo del DPA ed è composto da una direzione tecnico-scientifica
afferente al Dipartimento, da Comunitalia CT e dalle Regioni aderenti e si occupa di elaborare le linee di
indirizzo e coordinamento generale fornendo inoltre supporto al DPA e all’associazione.
Il coordinamento operativo nazionale del progetto è poi affidato all’associazione Comunitalia CT
che amministra il finanziamento stanziato dal DPA e, assieme a quest’ultimo, controlla e verifica la
rendicontazione finanziaria e di risultato.
L’associazione raccoglie ed elabora le informazioni necessarie allo svolgimento del progetto attraverso
il coinvolgimento delle Comunità Terapeutiche e, per la concreta realizzazione degli obiettivi del progetto,
si dota di una Segreteria Organizzativa e di un Gruppo Consultivo Multidisciplinare.
Quest’ultimo è composto da un gruppo di professionisti individuati dal DPA ed ha lo scopo di fornire
ad esso e all’associazione pareri, indicazioni e orientamenti in via consultiva relativamente ai vari aspetti
del progetto.
Ad un ulteriore livello organizzativo abbiamo le attività delle reti esistenti che si occupano di mantenere
i rapporti con le Comunità Terapeutiche che aggregano e che rappresentano le unità operative che
svolgono le loro attività su tutto il territorio nazionale.

 

 

1.4 Realizzazione del progetto

Per il raggiungimento degli obiettivi del progetto sono stati creati, da parte dell’associazione Comunitalia
CT in collaborazione col DPA, specifici gruppi tecnici dei quali si sono delineate macroattività,
metodologie d’intervento e tempi di attuazione.
Per l’istituzione del Coordinamento Tecnico Nazionale Permanente è stata prevista la convocazione
di una riunione coinvolgente i rappresentanti degli enti aderenti al progetto al fine di raccogliere le
candidature e procedere all’elezione dei membri dello stesso, il cui compito è quello di definire un
calendario di incontri periodici.
In relazione agli altri obiettivi del progetto, si sono delineati dei lavori molto più lunghi e complessi
di analisi, raccolta e rendicontazione dei dati riguardanti gli effettivi costi sostenuti, delle condizioni
operative e degli assetti economico-finanziari delle Comunità Terapeutiche, al fine di sviluppare i migliori
strumenti per il raggiungimento degli scopi prefissati.
Per la realizzazione complessiva del progetto è stata prevista una durata di 15 mesi, durante la quale
l’associazione Comunitalia CT ha il compito di rendicontare al DPA per mezzo di report periodici le
attività fino ad allora svolte e la situazione finanziaria del progetto. La sua durata può infatti essere
prorogata, su richiesta dell’ente affidatario, in base e solo in presenza di una valutazione positiva e di
una formale autorizzazione del DPA.
Quest’ultimo ha stanziato per il progetto un budget pari a € 2.500.000,00 erogato in tre tranche:
la prima quota del 40% del totale viene erogata alla stipula della convenzione con l’associazione
Comunitalia CT, la seconda, dello stesso ammontare, dopo almeno 6 mesi dall’inizio delle attività e
dopo valutazione positiva del secondo report di risultato e contestuale rendicontazione finanziaria dei
fondi erogati con la prima quota ed infine, l’ultima tranche del 20% del totale viene erogata a saldo del
finanziamento, dopo la consegna del report finale e contestuale rendicontazione finanziaria dei fondi
erogati con la seconda quota.

 

3. Progetto Comunitalia in concreto - Conclusioni

 

Capitolo 3
Il Progetto Comunitalia in concreto

 

In questo capitolo tratteremo nello specifico del lavoro dei gruppi tecnici, costituiti al fine del
raggiungimento degli obiettivi del progetto, e dei relativi risultati ottenuti.

 

 

1.1 Gruppo 1 - Studio e definizione di un tariffario unico nazionale

Correlato al tema che affronteremo nel paragrafo successivo (1.2) è quello del sistema tariffario delle
Comunità, in quanto i costi sostenuti per soddisfare i requisiti richiesti per l’accreditamento incidono
sulle rette delle strutture. Ne consegue che, al variare dei requisiti per Regione, cambiano anche le
rette richieste dalle diverse Comunità e tutto ciò finisce poi inevitabilmente per incidere sulla qualità dei
servizi erogati.
Proprio a causa della rilevanza dell’argomento, il Progetto Comunitalia si è dotato di un gruppo tecnico
di lavoro focalizzato sul tema, con l’obiettivo di giungere ad una proposta di tariffario unico nazionale da
proporre alle Regioni e alle Pubbliche Amministrazioni.
Per raggiungere tale scopo si è resa necessaria un’attenta analisi delle situazioni tariffarie a livello
regionale articolata in più livelli di approfondimento.
In primo luogo è stata effettuata una ricognizione delle tariffe attuali per Regione in riferimento a
differenti tipologie di servizio erogato, importo delle tariffe in essere e meccanismi di programmazione
economica (consuntivo “senza tetti”, consuntivo “con tetti”, budgettizzato “vuoto per pieno”) al fine di
rilevare e quantificare eventuali difformità nelle diverse realtà regionali.
Successivamente si è proceduto all’analisi dei costi in relazione alle differenti tipologie di servizi erogati
prima, e poi in riferimento ai criteri di accreditamento.
Ciò che ne risulta è l’effettiva difformità di tariffario a parità di prestazioni erogate: si riscontrano infatti
da un minimo di due ad un massimo di undici tariffe diverse per ogni Regione.
Queste differenze di tariffazione non fanno altro che dividere le Comunità rendendole sempre più
isolate e inermi di fronte all’enormità del problema droga e allontanandole dalla società civile.
Per questo si ritiene necessaria una proposta di retta unitaria a livello nazionale, che tenti di superare
anche la tradizionale dicotomia tra Comunità “terapeutiche” e “pedagogiche” oggi riduttiva e non in
grado di valorizzare le tipicità delle strutture, che vanno ben al di là di una tale semplificazione.

 

 

1.2 Gruppo 2 - Definizione su base nazionale di criteri comuni da adottare nei sistemi di accreditamento

L’istituto dell’accreditamento è lo strumento di verifica e garanzia della qualità e della sicurezza
dell’assistenza, in un contesto dove i requisiti tecnico-professionali, organizzativi, strutturali e i
comportamenti attesi sono definiti a livello regionale. Nel contesto sociale, esso è stato introdotto dalla
Legge Quadro 328 del 2000, sulla falsariga di ciò che era già stato disciplinato anni prima nel settore
sanitario, ma con una regolamentazione più scarsa e carente.
La normativa prevede tre momenti: l’autorizzazione al funzionamento e l’accreditamento anche se
nessuno dei due processi è ben definito ed ha obiettivi specifici e, infine, la stipula dell’accordo o del
contratto che non viene esplicitata a differenza della normativa in ambito sanitario.
L’istituto dell’accreditamento ha due finalità, ovvero da un lato la regolazione dell’ingresso nel mercato
dei soggetti che intendono erogare servizi nel settore pubblico o in quello privato e dall’altro, mira alla
promozione ed al miglioramento della qualità degli stessi servizi.
A causa però della già citata riforma del Titolo V della Costituzione rimane solo una generale
condivisione di queste linee guida nazionali, mentre a livello delle Regioni ognuna di essa si dota di una
diversa normativa in materia.
è in questo contesto che ha lavorato il gruppo tecnico di lavoro che ha ritenuto necessario condurre
un’analisi su più livelli: livello normativo e percorso qualitativo.
Il primo livello ha l’obiettivo di delineare un quadro della situazione legislativa in materia di
accreditamento evidenziando quelli che sono i diversi steps e requisiti richiesti in fase di autorizzazione
e di accreditamento in ogni singola Regione.
Ciò che appare subito evidente dall’analisi è la sostanziale differenza e incomparabilità delle normative
regionali. Infatti molte Regioni stanno ancora elaborando i criteri per l’accreditamento trovandosi poi
nella difficoltà di accreditare prestazioni di tipo socio-sanitario nell’ambito di servizi meramente sanitari,
o addirittura alcuni requisiti vengono definiti soltanto in ambito attuativo. Tutto ciò è palesato dalla fatica
con cui i componenti del gruppo di lavoro, provenienti da diverse realtà lavorative e regionali, hanno
cercato di trovare un linguaggio comune e condiviso in materia.
Il secondo livello analizza i processi di attuazione, a livello regionale, che mirano alla certificazione di
qualità. In questo caso il gruppo tecnico ha raccolto tutti gli atti proposti dalle Regioni focalizzandosi
sulle tipologie di strutture accreditate (Comunità Pedagogica residenziale e semi-residenziale, Comunità
Terapeutica residenziale e semi-residenziale, Doppia diagnosi, Gruppo di reinserimento, ecc.) e sui
parametri del personale, in particolare il confronto tra monte ore e tipologia richiesta.
Ciò che si evince da subito è l’impossibilità di pervenire quest’ultimo dato analizzando soltanto le leggi
regionali, pertanto si è proceduto con una metodologia di lavoro differente: i dati vengono raccolti sulla
base di ciò che i valutatori delle asl richiedono ai singoli enti per determinarne l’accreditamento.
Ma anche questo metodo ha delle criticità, poiché, i valutatori non hanno una formazione condivisa
né tra loro né con gli enti, rimandando ancora all’interpretazione normativa. è risultato pertanto
fondamentale un lungo lavoro di codifica per poter pervenire ai parametri necessari alla comparazione
dei due dati.
Il gruppo tecnico, dopo aver individuato tali requisiti, ha proceduto al confronto di essi in 12 Regioni
italiane (Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Lazio, Marche, Emilia Romagna, Campania, Sardegna,
Calabria, Puglia e Sicilia) in riferimento a Comunità con un modulo di 15 pazienti, attuando poi un
ulteriore confronto con le rette richieste da ogni Ente locale, poiché ogni operatore ha un costo che
grava sulla struttura.
Ciò che emerge da questo secondo livello di analisi è ancora l’estrema differenziazione tra Regioni (la
figura del coordinatore è prevista in sette Regioni con orari difformi, quella dello psicologo solo in otto
e limitatamente alle strutture di tipo “terapeutico”, il monte ore degli operatori non è correlato all’entità
della retta richiesta, ecc.).
Inoltre ciò che incide maggiormente sulle Comunità non è tanto l’interpretazione sui requisiti strutturali
richiesti che comunque comportano onerosi interventi di ristrutturazione ed adeguamento a proprio
carico, ma appunto la spesa per il personale che raggiunge il 60% del totale.
Gli utenti richiedono sempre più servizi personalizzati, flessibili e che assicurino le proprie possibilità
di scelta. L’istituto dell’accreditamento consente di rispondere a queste aspettative tendendo al
miglioramento costante della qualità dei servizi, ma le differenze normative e attuative a livello regionale
impediscono il raggiungimento di questo obiettivo.
Vista quindi la particolarità delle strutture (socio-sanitarie) appare necessario un processo di
integrazione tra sociale e sanitario anche in materia di accreditamento.

 

 

1.3 Gruppo 3 - Studio e approfondimento della gestione economico - amministrativa

Il sistema italiano delle Comunità Terapeutiche, dedicatosi in maniera prevalente all’erogazione di
servizi e alla contrattazione politico-finanziaria inerente le risorse necessarie al funzionamento, ha posto
in secondo piano la complessità gestionale ed amministrativa delle strutture.
Proprio da queste evidenze nasce la necessità di studiare il sistema amministrativo contabile delle CT
al fine di analizzarlo e trovare possibili soluzioni di intervento, se ritenute necessarie, al fine di migliorare
la situazione gestionale ed economica delle stesse.
Lo strumento scelto per raccogliere i dati di relativo interesse è il questionario, la cui struttura è
articolata in tre parti: anagrafica dell’ente, ciclo amministrativo e organizzazione amministrativa.
La prima parte si interessa della raccolta delle informazioni riguardanti denominazione e ragione
giuridica degli Enti e recapiti delle strutture accreditate o autorizzate al funzionamento.
La parte centrale invece si occupa di analizzare il sistema di fatturazione delle Comunità e di indagare
il sistema amministrativo vero e proprio, verificandone i diversi elementi che ne compongono la
complessità (acquisti, modalità di stesura del bilancio, ecc.).
Il questionario infine tratta dell’individuazione dei differenti modelli organizzativi utilizzati dalle strutture
con l’obiettivo di identificarne il migliore.
Attualmente esiste solo la bozza dello strumento elaborato dal gruppo tecnico di lavoro, che contiene
gli indicatori dei dati che si intendono raccogliere.

 

 

1.4 Informatizzazione dei dati economico - finanziari

Durante gli incontri del Gruppo di Coordinamento Tecnico Nazionale Permanente sono emerse
numerose riflessioni riguardanti la necessità di creare un sistema informatizzato di dati inerenti le
Comunità, che sia in grado di fornire una visione complessiva della situazione economica delle strutture
ai fini dell’analisi, del monitoraggio e della proposta di interventi, se ritenuti necessari.
Per soddisfare questi obiettivi si è creato, all’interno del Progetto Comunitalia, un portale open source,
definito liferay, con il proposito di archiviare, estrarre ed aggiornare i molteplici dati prodotti durante le
diverse fasi del progetto stesso.
Lo strumento del portale permette di mettere in collegamento e fornire agli Enti appartenenti e
agli organi istituzionali (DPA, Aziende Sanitarie Locali e Regioni) l’elenco delle Comunità presenti sul
territorio, articolato in Enti e relative sedi operative, completo di indirizzario e recapiti telefonici, dati
economici aggiornati e materiale di studio per il monitoraggio della situazione economico-finanziaria
delle strutture.
Il portale in questione rappresenta uno strumento innovativo nel panorama nazionale delle CT poiché,
fino ad oggi, non è mai esistito un data base che raccogliesse i dati anagrafici ed economici di tutte le
Comunità italiane.
Il liferay attualmente contiene moltissime informazioni che possono già essere spese per ulteriori
analisi ai fini del miglioramento continuo delle caratteristiche delle strutture di cui si occupa: anagrafica
degli Enti aderenti al progetto e delle relative sedi operative dislocate sul territorio, elenco aggiornato
delle Aziende Sanitarie italiane suddivise per Regioni e relativi indirizzi, elenco delle fatture inevase, pro
solute e pro solvendo per ogni sede operativa associata all’Ente, aggiornamento periodico delle fatture
saldate e non, per ogni struttura.
Ora l’obiettivo è il coinvolgimento di un numero sempre crescente di strutture per avere una visione
ancora più completa della situazione delle Comunità italiane e perchè, nel tempo, esse riescano ad avere
sotto controllo la propria situazione economico - finanziaria gestendo autonomamente tale strumento.

 

 

 

Conclusioni

 

Il progetto Comunitalia, nato appena tre anni fa, ha fatto passi da gigante nel settore della lotta alle
tossicodipendenze.
Attraverso i suoi ambiziosi obiettivi di unificazione delle tariffe a livello nazionale, di determinazione dei
requisiti minimi di accreditamento, di studio e monitoraggio della situazione economico-amministrativa
delle strutture, copre l’intero campo di interesse delle Comunità Terapeutiche e si propone di risolvere i
problemi che le pongono a rischio di sopravvivenza.
Grazie all’impegno degli associati a Comunitalia CT e soprattutto di chi ha fatto parte integrante
dei gruppi tecnici di lavoro il progetto è riuscito in parte a raggiungere gli scopi che si era preposto,
analizzando le situazioni in essere in tutte le Regioni italiane.
Ad oggi si è conclusa questa difficile fase di lavoro che ha permesso al progetto Comunitalia di
ottenere la rinnovata fiducia del Dipartimento per le Politiche Antidroga, e si è arrivati al punto di elaborare
delle proposte concrete di intervento che tengano conto della complessità e della correlazione dei temi
trattati, contribuendo a dare viva voce alla realtà delle Comunità Terapeutiche italiane.
Si sta pertanto procedendo all’incrocio dei risultati raccolti dai vari gruppi tecnici, soprattutto in
relazione ai temi dell’accreditamento e dell’unificazione del tariffario a livello nazionale, col fine di
pervenire ad un’unica proposta che riesca finalmente ad ottenere la condivisione dell’intero panorama
italiano delle Comunità Terapeutiche finora parzialmente divise da diversità culturali ed operative.
Non si intende infatti eliminare quelle che sono le storiche differenze metodologiche delle diverse
strutture, né tralasciare quelle che sono le tipicità che rendono le Comunità in grado di rispondere alle
richieste sempre più individualizzate delle persone che chiedono loro sostegno. Ci si propone piuttosto
di creare un modello italiano delle Comunità Terapeutiche per tossicodipendenti che le renda più visibili
a livello nazionale ed internazionale in questo momento di crisi, e che contribuisca a migliorarne i servizi
erogati per non perdere di vista l’obiettivo fondamentale delle Comunità: la cura della persona.
Le Comunità Terapeutiche, nate negli anni ‘70, hanno avuto un ruolo fondamentale nella lotta alle
tossicodipendenze in un momento storico in cui il settore pubblico, in Italia, si trovò impreparato davanti
all’improvviso dilagare del fenomeno. In quegli anni le droghe, da elitaria abitudine di alcuni settori
della popolazione (il mondo dell’arte, ad esempio), iniziarono prima a rappresentare parte di una certa
“controcultura” e degli stili di vita ad essa afferenti per divenire, poi, in rapidissimi tempi, una questione
coinvolgente masse crescenti di giovani fino a flagellare un’intera generazione.
Le Comunità Terapeutiche rappresentarono, in quel periodo storico, non una risposta, ma “la risposta
offerta” all’interno del Sistema Paese, non dal settore pubblico ma dalla società civile. Cento, mille
esperienze plurali e variegate si offrirono come risposta, a volte più “di pancia” che “di testa”, al dilagare
delle droghe e, specialmente in quegli anni, dell’eroina. Tali approcci, nel tempo, si sono inevitabilmente
trasformate assumendo sempre più il carattere di una risposta organica ed a trecentosessanta gradi.
Ciò che, innegabilmente, accomunò e tutt’ora accomuna è il riconoscimento della dignità della persona
umana, nonché la tendenza al suo recupero integrale.
Molte sono state e sono le trasformazioni che il mondo delle Comunità Terapeutiche hanno subìto nel
corso del tempo, diventando tra l’altro, con il crescente peso dell’intervento pubblico, deuteragoniste
da protagoniste assolute che erano state.
Il timore, oggi, è che esse rischino, se non di scomparire, di finire sempre più ai margini sia dell’intervento,
sia del dibattito che caratterizza il mondo dell’addiction.
Il senso del progetto Comunitalia va ritrovato entro questa cornice. Esso infatti va inevitabilmente a
definire un modello delle Comunità Terapeutiche italiane che tende ad unirle in questo momento di crisi,
rendendole più visibili sulla scena nazionale ed internazionale, e punta al sostanziale miglioramento
delle prestazioni erogate, con il riconoscimento ancor più forte e chiaro della dignità della persona
umana.

Associazione Comunitalia C.T. Via Di Bravetta 395, Roma